Bastida di Sorres: “Abiti e suggestioni nel cuore medievale della Sardegna- Il ferro e la seta. Intrighi e corone tra Castel de Castro e Sorres” a cura di Lucia Laconi
Bastida di Sorres e vesti medievali: l’opera ultima di Lucia Laconi
“Trame di storia e regine di Sardegna all’ombra di San Pietro di Sorres”
La mostra “Medioevo in veste” non nasce per raccontare semplicemente date, avvenimenti o successioni dinastiche, ma per dare una carne, un respiro e una voce alle donne che la Storia degli uomini ha spesso cercato di ammutolire. Attraverso la cura millimetrica degli abiti, dei tessuti, dei dettagli e delle ricostruzioni, la mostra vuole restituire un volto e una dimensione più umana a tre regine che hanno governato la nostra terra con orgoglio e determinazione, strette nella morsa spietata di papi, re e mercanti.
Inserita nel più ampio contesto della Bastida di Sorres, la mostra ha trovato nella rievocazione storica la cornice ideale per raccontare il Medioevo attraverso una prospettiva diversa e complementare. Gli abiti, infatti, non sono stati presentati come semplici oggetti da osservare, ma come strumenti capaci di evocare un’epoca, restituendone atmosfere, gerarchie sociali, simbologie e modi di vivere. Nel cuore della manifestazione, tra accampamenti, rievocatori, spettacoli e attività dedicate alla vita medievale, “Medioevo in veste” ha permesso al visitatore di soffermarsi su un aspetto spesso meno raccontato della storia: quello delle donne e del loro ruolo all’interno delle complesse vicende politiche e sociali della Sardegna medievale.
Bastida e mostra delle vesti.
La scelta di inserire la mostra nella Bastida ha contribuito così a creare un vero e proprio percorso immersivo, nel quale la storia poteva essere vista, ascoltata e vissuta attraverso linguaggi differenti. Da una parte la rievocazione, con i suoi personaggi, i suoi combattimenti e le scene di vita quotidiana; dall’altra gli abiti, capaci di raccontare attraverso forme, materiali e colori la posizione sociale, il potere e l’identità di chi li indossava.
Dietro ogni veste si nasconde, quindi, una storia. E dietro la storia di queste tre regine emergono il dolore, l’orgoglio, le scelte difficili e la straordinaria solitudine di donne chiamate a governare in un mondo dominato da uomini e da interessi politici ed economici. “Medioevo in veste” diventa così un invito a guardare il Medioevo da un’altra prospettiva: non soltanto attraverso le battaglie e i grandi protagonisti della storia, ma anche attraverso le donne che quella storia l’hanno vissuta, subita e, in molti casi, contribuito a costruire.
Nel contesto della Bastida di Sorres 2026, la mostra ha rappresentato dunque un ulteriore tassello di un racconto più ampio, nel quale il patrimonio storico viene restituito al pubblico non come qualcosa di distante e immobile, ma come una realtà capace ancora oggi di emozionare, interrogare e far riflettere.
Chi rappresentano le vesti medievali alla Bastida di Sorres?
I vestiti esposti non sono costumi, ma anime tridimensionali che vi prenderanno per mano:
- Elena di Gallura (La sposa bambina): Immaginate una giovane di appena diciassette i anni che si ritrova improvvisamente una corona sulla testa e il peso di un intero popolo sulle spalle. Il suo abito racconta la la gioia del suo matrimonio Lamberto Visconti e la tristezza della sua giovane vita spezzata , lasciando un bimbo Ubaldo. È il vestito della purezza che resiste all’avidità del mondo.
- Benedetta di Massa (La roccia ferita): Il suo abito solenne e fiero incarna il coraggio disperato di una madre e di una sovrana che vide il proprio Giudicato di Cagliari invaso e distrutto dai pisani. Ogni ricamo grida la sua resistenza d’acciaio, il rifiuto di piegare la testa davanti ai conquistatori e il dramma di chi ha pagato sulla propria pelle il prezzo della libertà della sua gente.
- Adelasia di Torres (L’orgoglio del silenzio): Questa è l’icona del Meilogu, la regina che camminò proprio su queste pietre di Sorres. Il suo abito esprime il tormento di una donna usata come merce di scambio, contesa tra l’Impero e i pretendenti violenti inviati dal Papa per strapparle il trono. Quando capì che l’avrebbero schiacciata, Adelasia scelse la via più fiera: si chiuse nella clausura del castello di Burgos, preferendo il silenzio e la solitudine alla sottomissione.
Ogni tessuto che toccherete, ogni velo e ogni singola cucitura sono un atto d’amore e di riscatto. Sono le lacrime e la dignità delle nostre madri antiche.
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